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IP pubblico statico: a cosa serve e quando ti cambia la vita

Homebanking bloccato, email che non partono, ban nei giochi: spesso la colpa è di un IP condiviso. Perché un IP pubblico statico cambia tutto.

foto: NAS e telecamera smart su una scrivania di casa

Quando internet funziona ma qualcosa ti blocca

Sono telefonate che al nostro supporto arrivano davvero. L'homebanking che da un giorno all'altro rifiuta l'accesso "per motivi di sicurezza". Il client di posta che non invia più niente — e fino a ieri funzionava. Il gamer che si ritrova bloccato da un server senza aver fatto nulla.

Tre problemi diversi, una sola causa che non sospetteresti mai: il tuo indirizzo IP — e soprattutto con chi lo stai condividendo senza saperlo.

In breve: se il tuo IP è condiviso con altri clienti, condividi anche la loro reputazione online. Un IP pubblico tutto tuo ti restituisce il controllo; statico, ti rende anche raggiungibile da fuori (telecamere, NAS, VPN verso casa).

L'indirizzo IP, spiegato come va spiegato

L'IP è la targa della tua connessione: ogni sito o servizio che usi vede quella. Il problema è che le targhe "vere" (gli indirizzi IPv4) sono finite da anni: per farle bastare, gli operatori di tutto il mondo usano il CGNAT, una tecnica che mette decine o centinaia di clienti dietro lo stesso IP pubblico condiviso.

Per navigare e guardare film va benissimo, e infatti è il default quasi ovunque. Ma vuol dire una cosa precisa: su internet tu e degli sconosciuti girate con la stessa targa.

Il problema: l'IP condiviso condivide anche i guai

Banche, provider di posta e piattaforme di gioco giudicano gli indirizzi IP, non le persone. Se qualcuno con la tua stessa targa fa spam, tenta frodi o si comporta male in gioco, l'IP finisce nelle liste nere — e il blocco vale per tutti quelli che ci stanno dietro:

  • il sistema antifrode dell'homebanking vede un IP segnalato e ti chiude la porta;
  • i server di posta rifiutano le email spedite dal client, perché da quell'IP è partito spam (di qualcun altro);
  • i gamer ereditano i ban di sconosciuti, su server dove non hanno mai sbagliato nulla.

Ed ecco spiegato il classico "ma fino a ieri funzionava": funzionava perché la blacklist è arrivata oggi. Tu non hai cambiato niente — è cambiato il comportamento di qualcuno che nemmeno conosci.

Condiviso, pubblico, statico · le differenze
IP condiviso (CGNAT)la stessa targa di tanti sconosciuti: reputazione in comune
IP pubblico dinamicotutto tuo, consegnato in PPPoE: può cambiare a ogni riconnessione
IP pubblico staticotutto tuo e sempre uguale: affidabile e raggiungibile
Reputazione onlinesotto il tuo controllo solo con un IP dedicato

«Con un IP condiviso la tua reputazione online non è tua: è una media tra te e degli sconosciuti.»

Perché pubblico — e perché statico — fanno la differenza

Il primo salto è passare a un IP pubblico dedicato, anche dinamico: la targa è solo tua, e la tua reputazione dipende solo da come ti comporti tu. Homebanking, posta e gaming smettono di pagare le colpe altrui. Da noi l'IP dinamico viene consegnato in PPPoE: la linea si autentica con credenziali dedicate e riceve il suo indirizzo pubblico — una configurazione standard, che funziona anche se al posto del nostro router vuoi usare il tuo.

Il secondo salto è renderlo statico: sempre lo stesso, per sempre. A quel punto casa tua diventa raggiungibile: le telecamere si guardano dal mare, il NAS coi tuoi file è accessibile ovunque, la VPN verso casa si configura una volta sola, il server di gioco per gli amici ha un indirizzo che non cambia. Niente trucchi, niente servizi di appoggio che oggi vanno e domani no.

Per le aziende: non solo un IP, una subnet

Per i clienti business facciamo un passo in più: oltre al singolo indirizzo rendiamo disponibili intere subnet — blocchi di indirizzi pubblici contigui, nei tagli /30, /29 e /28 (4, 8 o 16 indirizzi; una parte è riservata al funzionamento della rete, gli altri sono tuoi). Servono quando un indirizzo solo non basta: il firewall, il server di posta, il concentratore VPN, le telecamere — ognuno col suo IP pubblico, ordinato e documentabile.

I vantaggi veri rispetto al singolo IP sono due. Primo: la subnet è tua a prescindere dalla tecnologia in uso — se domani passi dalla FWA alla FTTH, o cambi taglio di banda, i tuoi indirizzi non cambiano, e con loro non cambiano DNS, VPN e configurazioni dei clienti. Secondo: la subnet è ciò che rende possibile il backup in BGP. Il BGP — il protocollo con cui le reti di internet si annunciano i percorsi a vicenda — instrada blocchi di indirizzi, non indirizzi singoli: solo con una subnet tua la linea di riserva può annunciare gli stessi identici indirizzi della principale, così quando una cade l'altra subentra senza che nulla cambi per il mondo esterno. Ne abbiamo parlato in Smart working senza intoppi: è il piano B che non si vede.

Chi dovrebbe pensarci davvero

  • Chi usa homebanking e posta col client e non vuole sorprese da reputazione altrui.
  • I gamer, per non ereditare i ban degli sconosciuti (e per il NAT aperto che i giochi ringraziano).
  • Chi lavora da casa con VPN aziendali severe, che con gli IP condivisi a volte litigano.
  • Chi ha telecamere, NAS o domotica da raggiungere quando è fuori.
  • Le partite IVA con servizi esposti: lì l'IP statico è il minimo sindacale, e si parte dalle soluzioni business.

Come si attiva

Sulle nostre linee l'IP pubblico — dinamico o statico — è un'opzione che si aggiunge all'abbonamento: trovi tutto nella pagina IP pubblico e nelle offerte casa. Se parti da zero, prima verifica la copertura al tuo indirizzo; e se non sai quale opzione fa per te, chiedici: ti rispondiamo noi, da Ravenna, dopo averti fatto due domande su come usi la rete — non dopo averti letto un copione.

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